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L'ALIMENTAZIONE DEGLI ANZIANI

La dieta occupa un posto estremamente importante quando si rivolge alle persone che sono comprese nella cosiddetta "terza età". sempre più numerose. Le carenze e gli squilibri nutrizionali in questo arco di vita sono problemi essenziali per due motivi principali. Il primo motivo sta nel fatto che l'evoluzione del processo di invecchiamento è influenzata dalle condizioni di nutrizione dei periodi precedenti, soprattutto dall'età matura e anche dall'età giovanile; è pertanto prima della senilità che una buona o cattiva nutrizione incide sulle condizioni della senescenza.


Per il secondo motivo, si nota che pregiudizi, abitudini contratte nell'infanzia e in famiglia, numerosi errori per ignoranza, conducono spesso le persone in età a un comportamento alimentare poco conforme ai loro bisogni reali, secondo i dettami attuali della scienza dell'alimentazione. 
Indagini eseguite negli ospizi, nei pensionati o comunque interrogando gli anziani, mettono in evidenza un certo numero di opinioni false a partire da generalizzazioni sul ruolo nocivo di questo o quell'alimento. Per esempio, si pensa che le carni siano pericolose per i reni e per la pressione, il sale nocivo per il cuore, i grassi producano l'arteriosclerosi, il latte procuri disturbi digestivi, le verdure gonfino l'addome, per non parlare dei lugumi che sono indigesti.

Ecco che ne risulta una selezione alimentare con regimi monotoni, con fattori di carenze multiple. Inoltre una alimentazione restrittiva, selettiva e spesso quasi monocibo, senza sale, poco condita, estremamente cotta, è un fattore di inappetenza che aggrava il deficit alimentare e l'astenia dell'anziano.

Tutto ciò è aggravato da una dentatura quasi sempre difettosa, che è all'origine di una cattiva masticazione e che riduce ancora la scelta ai cibi che siano facili da digerire, e in massima parte la scelta si riduce agli idrati di carbonio. A ciò si aggiunge la ricerca del gusto del dolce e in particolar modo degli zuccheri più elaborati. Quanto detto porta in genere a un deficit di calorie globali ingerite giornalmente, con apporti alimentari che in certe classi sociali non superano le 1500 calorie, e a uno squilibrio nutrizionale a profitto degli idrati di carbonio (facili da preparare, da masticare, e non sempre digeribili) a detrimento delle proteine, del calcio, del ferro, senza parlare delle carenze vitaminiche.
Le conseguenze di questi errori alimentari sono duplici: spesso domina la malnutrizione senile con dimagrimento, stanchezza, inappetenza, bilancio azotato negativo, che riducono la resistenza alle malattie e alle infezioni.

In altri casi invece, soprattutto in ambienti sociali più elevati, gli alimenti consumati sono frutta, legumi freschi, formaggi, uova, ma soprattutto abbondano pane, pasta e dolci con conseguenti disordini nella regolazione del glucosio, diabete, obesità, disturbi vascolari e cardiaci.
A tutto ciò occorre ovviare attraverso una corretta informazione ed educazione a livello sia delle abitudini alimentari, sia delle effettive necessità dell'organismo non più giovane, in modo da mettere in armonia le necessità alimentari con la conoscenza dei bisogni. Occorre tenere presente soprattutto che la terza età viene influenzata dalle condizioni di vita e quindi, come per l'adulto, i bisogni calorici variano con il tipo di attività fisica. Ad attività fisica identica un uomo di 60 anni non ha alcun motivo di avere una razione inferiore a quella di un uomo di 40 anni.


Tuttavia la riduzione della massa muscolare e l'atrofia dei visceri fa sì che l'attività fisica sia abitualmente ridotta, per cui gli apporti calorici sono ridotti del 5% da 40 a 49 anni, del 10% da 50 a 69 anni del 15% oltre i 70 anni. Al di là degli 85 anni, i soggetti sono sovente inattivi: i bisogni sono allora realmente ridotti e sempre inferiori alle 1800 calorie.
Il vero problema è di mantenere il peso corporeo stabile, secondo l'età, il sesso e l'eventuale dispendio di energia per l'attività fisica. Sul piano qualitativo, occorre evitare l'eccesso, ma soprattutto le carenze, che sono le più frequenti.

I problemi dell'alimentazione, pur rivestendo grandissima importanza nella dietologia dell'anziano, ancora oggi vengono spesso trattati in modo del tutto approssimativo e senza tener conto di avere a che fare con persone nelle quali si verifica con frequenza un graduale progressivo deterioramento delle varie funzioni organiche, particolarmente sensibili agli abusi e ai disordini alimentari.

L'alimentazione negli anziani deve comportare una dieta "sobria", intendendo con tale termine un' alimentazione utile, tollerata e bene accetta: utile, perché potrebbe costituire uno dei fattori per ritardare l'invecchiamento e curare le malattie proprie della vecchiaia; tollerata, perché deve essere subordinata alle particolari capacità digestive e all'eventuale insufficienza epato-pancreatica; bene accetta, perché non deve ingenerare la nausea all'assuefazione con la persistente monotonia, ma deve contemplare ampie variazioni degli alimenti per ogni soggetto.

Il presupposto principale per allestire una dieta è rappresentato dalla conoscenza del bisogno calorico energetico e proteico, che diminuisce con l'aumentare dell'età. Infatti, nella primissima infanzia, per un bambino di un anno di età e del peso di circa 10 Kg l'alimentazione giornaliera deve fornire 1.000 calorie ma, al contrario, per un anziano il fabbisogno calorico giornaliero non deve superare le 2.000 calorie.

 Per le età intermedie, il fabbisogno energetico giornaliero viene considerato nell'adolescenza eguale a 65 calorie per kg. di peso corporeo; nell'adulto fino al 30° anno di età, eguale a 35 calorie per kg. di peso corporeo. Infine, per le età anziane, le calorie giornaliere si calcolano prendendo a base l'adulto trentenne e operando su di esse una riduzione percentuale che, iniziando dal 3% per decennio, arriva al 10% per il decennio del periodo senile e del periodo di grande vecchiaia.

 Ma a parte la composizione chimica degli alimenti, l'età e il peso, il fabbisogno calorico viene influenzato da diversi fattori come l'altezza il sesso, l'attività lavorativa, le condizioni fisio-patologiche, ecc.
La dieta dell'anziano deve prevedere un regime alimentare equilibrato a contenuto proteico piuttosto limitato, ma relativamente ricco di proteine, vitamine e sali minerali; a contenuto medio di idrati di carbonio; povero di grassi, specie di quelli di origine animale.

Tale dieta, in genere, non dovrebbe superare le 2.000 calorie, dato che l'anziano conduce generalmente una vita sedentaria e deve essere bilanciata nei vari componenti nutritivi. I glucidi dovrebbero fornire il 55% circa del fabbisogno kilo-calorico della giornata; i protidi il 25%; i lipidi il 20%. Tali nutrienti energetici e proteici dovrebbero essere integrati da molti altri, fra i quali si raccomandano le vitamine A, B1, B2, B12, PP, C e i sali minerali, in particolar modo il calcio, il fosforo, il ferro. Infatti, l'organismo umano, invecchiando, denuncia sempre più un impoverimento del patrimonio vitaminico e dei sali minerali. Queste carenze si manifestano con lesioni biochimiche e del trofismo per quanto riguarda le ipovitaminosi e gli squilibri elettrolitici; con disturbi cardiaci e cerebrali, con fragilità ossea e rischio di fratture, con accentuati stati anemici per quanto riguarda la carenza dei minerali.

La dieta adeguata

 

La dieta deve essere adattata intelligentemente all'individuo. Essa può andare bene per i soggetti floridi e supernutriti, mentre può essere dannosa per quelli gravemente deperiti e astenici, anche se esenti da malattie gravi e conclamate. In questi è opportuno integrare la dieta di mantenimento con un aumento degli alimenti proteici, allo scopo di non intaccare il tessuto muscolare e osseo dell'individuo. Infatti, persone anziane, sofferenti, denutrite, possono acquistare energie e recupero delle condizioni generali grazie a diete arricchite di alimenti ben dosati, rese appetitose e quindi confacenti al gusto di ciascun individuo.

Vitamine e sali minerali

Per quanto riguarda le vitamine e i sali minerali, pur essendo privi di valore calorico, energetico e plastico, non di meno essi sono indispensabili all'organismo dell'anziano.

La facilità delle ipovitaminosi a cui vanno incontro i vecchi pone le vitamine, intese globalmente, tra le sostanze più necessarie.

 Molte sostanze alimentari, specie del regno vegetale, sono ricche di vitamine (ortaggi e frutta, agrumi) se vengono consumate crude. Non sempre l'anziano è in grado di masticare alimenti crudi, ma può mangiarli se vengono tritati finemente mediante un apposito apparecchio elettrico; oppure si può ricorrere alla somministrazione di compresse vitaminiche. Come vitamina singola merita particolare attenzione la B per la sua azione anabolizzante, stimolante ed eutrofica.
In conclusione, l'alimentazione dell'anziano non riveste tanto carattere di problema economico quanto, piuttosto, di problema sociale. Per fornire una razione alimentare sobria a un anziano non occorre certamente molto denaro; l'importante è che il cibo venga preparato con attenzione, secondo il gusto, le possibilità di assimilazione e le esigenze nutritive dell'individuo.

I grassi

Per quanto riguarda i lipidi (grassi) anch'essi di origine vegetale e animale, il loro uso negli anziani deve essere condizionato da diversi fattori: quantità, capacità digestiva, funzionalità epatica e maggiormente pancreatica, influenza nel determinismo di alterazioni delle arterie a livello cardiaco, cerebrale e dei vasi sanguigni periferici.

In una dieta di 2.000 calorie al giorno, è opportuno che i lipidi non superino mai i 40-45 grammi circa.
È ormai opinione diffusa, e condivisa dagli studiosi, che debbano prevalere i grassi di origine vegetale (olio di semi, olio di oliva) su quelli di origine animale (carne e pesci grassi, burro, lardo, strutto, ecc.) dato che i primi sono ricchi di grassi insaturi e non determinano aumento del tasso di colesterolo nel sangue; anzi, sembra possano favorirne la diminuzione e agire allo stesso modo anche sul metabolismo dei trigliceridi.Tale norma non vale solo per gli anziani, ma anche per gli adulti di mezza età.

Gli zuccheri

Quanto ai glucidi (carboidrati o zuccheri) il loro contenuto in una razione alimentare dovrebbe fornire almeno il 50% delle calorie totali.
Precedentemente, nelle diete per gli anziani, si è riportata una percentuale maggiore (il 55% e più) e bisogna osservare che non pochi gerontologi consigliano diete per anziani ancora più ricche di glucidi (il 60% e, in certi casi, anche più). Ma la preminenza dei carboidrati nella dieta dell'anziano non è sempre dovuta a motivi economici. Questo può avvenire, per tutte le età, nelle popolazioni povere; negli altri casi, molto spesso, deve essere interpretata come una indicazione dietetica appropriata.
Questa relativa preminenza dei glucidi nella dieta dell'anziano potrebbe sembrare in parte in contrasto con quanto si è detto a proposito delle proteine. Ma occorre anche tenere presente che se a una persona abituata per consuetudine sin dall'infanzia a un consumo abbondante di alimenti ad alto contenuto energetico glucidico (pane, pasta, patate, legumi), abitudini che corrispondono anche a esigenze costituzionali, sociali, ambientali, climatiche ed economiche, una volta raggiunta la senilità, in buona salute, fosse imposta una dieta di mantenimento normocalorica o, peggio, una dieta iperproteica-iperlipidica e conseguentemente povera di glucidi
, essa sarebbe certamente pregiudizievole per la salute e provocherebbe a lungo andare gravi e forse irreparabili disturbi all'organismo.

Le proteine

Anche nell'anziano, il 50% delle proteine alimentari dovrebbe essere di origine animale; ma queste percentuali generalmente non vengono rispettate. Tale comportamento può dipendere da due motivi: l'uno si può definire "a fin di bene", l'altro implica un fattore economico.


Per alcuni anziani, la diminuzione della quota di proteine di origine animale a favore di quelle di origine vegetale potrebbe essere una necessità dietetica (somministrazione a fin di bene di una dieta ipocalorica con limitazione delle proteine animali). Infatti, la sostituzione delle proteine d'origine animale (carne, pesce, pesce secco, frutta secca, ecc.), ad abbondante valore calorico, con quelli di origine vegetale (ortaggi, cereali, legumi, frutta fresca) a basso valore calorico,
comporta una diminuzione delle calorie totali.
Tale sostituzione, che si potrebbe ritenere utile sia per i motivi sopra detti, sia perché le proteine vegetali favoriscono i processi digestivi, è possibile solo entro limiti tali da assicurare all'organismo il fabbisogno proteico, che non può essere inferiore a un grammo per kg. di peso corporeo ideale.


Purtroppo, accade sovente che a causa delle disagiate condizioni economiche (fattori economici) la dieta non solo sia carente di proteine animali, ma difetti anche di nutrienti vegetali che abbiano un discreto contenuto proteico e che, se somministrate in quantità idonea, possano sostituire egregiamente quelle di origine animale. Infatti, nel tempo in cui presso la maggior parte delle famiglie la carne faceva la sua apparizione a tavola solamente nel pasto domenicale o in quello festivo, le proteine animali venivano sostituite, con ottimi risultati, con proteine vegetali contenute nei legumi (fagioli, piselli, lenticchie, ceci, fave) che venivano consumati di frequente e in abbondanza.

I sali

Ai cibi va aggiunta una modica quantità di cloruro di sodio (sale da cucina) e di altre sostanze adoperate come condimento.

Gli alcolici

Durante i pasti si può concedere una modesta quantità di vino, specie se l'anziano è abituato a berlo da sempre, purché le calorie fornite con questa bevanda alcolica vadano a detrazione nel conteggio totale giornaliero, tenendo presente che 100 gr. di vino rosso comune forniscono 110 calorie.
Anche altre bevande modicamente alcoliche, meglio se non alcoliche, possono, caso per caso, essere concesse (infusi di camomilla, the, caffè).

L'acqua

L'acqua può essere bevuta a volontà tenendo presente che, nella giornata, il consumo idrico, da qualsiasi provenienza, deve aggirarsi da 1,5 a 2 litri.

 

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